Il Sogno di un vaccino anticancro

Nell’interessante e ben spiegato articolo di Giuliano Aluffi, apparso su il Venerdì di Repubblica del 08/07/2016 sull’immunoterapia nella lotta contro i tumori, si spiega il trattamento che nel protocollo di Siena anche alcuni di noi, insieme ad altri malati di mesotelioma, stanno sperimentando.

Nell’interessante e ben spiegato articolo di Giuliano Aluffi, apparso su il Venerdì di Repubblica del 08/07/2016 sull’immunoterapia nella lotta contro i tumori, si spiega il trattamento che nel protocollo di Siena anche alcuni di noi, insieme ad altri malati di mesotelioma, stanno sperimentando grazie all’UFIM (Unità Funzionale Interaziendale ASO AL – ASL AL per la diagnosi e terapia del mesotelioma coordinata dalla dott.sa Federica Grosso).

Eccovene un estratto che ne spiega il funzionamento e gli obbiettivi.

“Un grave problema del cancro è il fatto che ogni tumore è associato a moltissime mutazioni genetiche casuali, e quindi si manifesta in maniera diversa da persona a persona. Ma anche il sistema immunitario è diverso da persona a persona, e quindi può affrontare i tumori meglio di un farmaco chiemioterapico uguale per tutti” ci spiega Ugur Sahin, Direttore del Dipartimento di Oncologia traslazionale dell’Unversità Johannes Gutenberg di Mainz, che ha lavorato al vaccino antimelanoma. Un’altra subdola arma del cancro è la sua lentezza. “Di routine, il nostro organismo riconosce e cerca di eliminare le mutazioni pericolose. Ma le più lente possono non provocare allarme” spiega Sahin. “Ecco perché è importante attivare le cellule immunitarie con un vaccino”. Per scatenare una risposta mirata bisogna però dare l’identikit del nemico ai nostri “soldati”, i linfociti T, le cellule in grado di imparare a riconoscere e a combattere i nemici del nostro organismo. “Gli ‘istruttori’ dei linfociti sono le cellule dentritiche. Queste, quando incontrano un virus o un altro corpo estraneo, lo mangiano e lo spezzettano. Poi mostrano i ‘pezzetti’ caratteristici del patogeno distrutto, detti antigeni, ai linfociti per aizzarli contro qualsiasi entità (virus, microbo o cellula) che contenga gli stessi pezzetti”spiega Sahin “Il ‘pezzetto’ che identifica un tumore consiste in una molecola di Rna. Noi la rivestiamo con una corazza protettiva di nanoparticelle, e la iniettano nel sangue del paziente. Convinciamo così il sistema immunitario che sia in corso un’infezione”. Il nostro organismo si preoccupa infatti più delle infezioni che dei tumori. “E dal punto di vista dell’evoluzione è sensato: il cancro è una malattia che in genere compare tardi nella vita, mentre le infezioni sono un rischio già dalla nascita e potrebbero non farci arrivare all’età della riproduzione”.
Falso, allarme ingiustificato

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