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Ecco alcuni dei luoghi simbolo della lotta all’amianto con una breve storia di quanto fatto e delle azioni in corso.

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La lotta all’amianto in Italia è legata a una città di provincia e soprattutto a una fabbrica, l’Eternit di Casale Monferrato. La fabbrica casalese era uno stabilimento molto vecchio, era nato nel 1907, e versava fin dagli anni sessanta in pessime condizioni di igiene: mancava areazione e la maggior parte dei lavori era eseguita a mano.

Il fatto che alcuni delegati del consiglio di fabbrica avessero una conoscenza della realtà generale di tutti i reparti ha permesso, a differenza che altre realtà di produzione industriale, di prendere coscienza del rischio amianto in maniera empirica e diretta. A Casale poi c’era un’altra particolarità, legata all’usanza tutta italiana di annunciare la morte di qualcuno attraverso manifesti funebri. L’Eternit era arrivata a un accordo con gli operai e pagava, nel caso del decesso di qualche lavoratore, i diritti di affissione del manifesto sui muri delle fabbriche.

Il posto sicuro, la paga mediamente più alta della media nazionale, la bottiglia d’olio regalata a fine del mese, il dopolavoro, e il prestigio che aveva la fabbrica nella città erano motivi molto forti presso gli operai per evitare il conflitto sociale. Il sindacato era spesso mal visto: molti delegati attraverso l’impegno sindacale cercavano buonuscite e permessi, creando un clima di sospetto e di fatalismo nel resto dei compagni.

La Fibronit apre nel 1919, ma comincia a produrre amianto nel 1932 e chiude nel 1994: sono quindi circa 60 anni di produzione di amianto. Quando nacque la fabbrica era situata esternamente al perimetro della cittadina di Broni; col passare del tempo, la periferia si è espansa, portando così l’azienda sempre più a contatto con case e luoghi frequentati giornalmente dai cittadini. In totale il territorio occupato è di 140.000 mq, di cui il 35% sono palazzine e uffici, il resto sono ex siti di produzione attiva, in cui sono stoccati residui di lavorazione e vasche di liquami ad alto tenore di cromo e rifiuti pericolosi. La Fibronit era "una realtà economica importante che ha coinvolto il comune pavese e il suo circondario, dando lavoro a quasi 4mila persone, un aspetto non trascurabile in questa vicenda, perché le primissime denunce degli ambientalisti nei suoi confronti sulla pericolosità di detto materiale, furono accolte con molto scetticismo, se non addirittura ostilità.”

La società per azioni Cementifera Fibronit era un'azienda produttrice di elementi per l'edilizia in amianto fondata a Bari nel 1935. Tra i suoi prodotti figurava in particolare l'eternit. Per molti anni è stata tra le prime 35.000 principali imprese europee.

Gli ex stabilimenti della società, che ha interrotto la sua attività nel 1985, sono ora una discarica di amianto a cielo aperto: nel 2011 ci sono 300 m² di eternit ancora in azienda e da bonificare. Nel 2005 quel suolo (circa 100.000 m², 39.000 dei quali sono coperti da edifici industriali e magazzini) era stato destinato alla bonifica e alla trasformazione in un parco, il Parco della Rinascita, voluto dall'Associazione Esposti all'Amianto (AEA), dal Comitato Cittadino "Fibronit" e dalle amministrazioni comunali, ma nel 2011 il Tar di Bari ha bloccato la bonifica, bloccando di fatto anche l'istituzione del parco.